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Eventi
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  • IL TESORO DI SAN GENNARO
Tra il 1526 ed il 1527 il popolo di Napoli implorava la protezione del Santo Patrono contro la pestilenza e la carestia che affliggevano la città ed il regno, principale teatro della guerra tra Spagna e Francia, facendo voto di erigergli una nuova e monumentale cappella nel Duomo. Gli Eletti della città nominarono una Deputazione di dodici membri, due per ciascun “Sedile”, che tutt'oggi presiede al governo della Cappella del Tesoro, che provvide all’affidamento delle opere ed al loro completamento in meno di quarant’anni, con il preciso intento di realizzare un gioiello d’arte universale. Nel luogo stabilito della navata destra della cattedrale furono demolite tre cappelle ed il progetto prescelto fu quello del padre teatino Francesco Grimaldi (1608) basato sulla pianta centrale a croce greca sovrastata da una grande cupola. Oltre all’altare maggiore, realizzato su disegno di Francesco Solimena, altri sei sono disposti lateralmente. La decorazione della Cappella vide la partecipazione di artisti di eccezionale levatura, spesso in contrasto tra di loro, come raccontano le antiche fonti.
  • IL MUSEO DEL TESORO DI SAN GENNARO
All’immenso patrimonio artistico presente nella Cappella, si affianca una lunghissima serie di oggetti preziosi regalati al Santo nel corso dei secoli, che, in parte, oggi è possibile ammirare nel Museo del Tesoro di San Gennaro, attiguo al duomo, recentemente inaugurato. Il progetto museale prevede, di anno in anno, l'esposizione di oggetti diversi selezionati all'interno del vasto patrimonio dei beni posseduti dalla Deputazione. La prima collezione in mostra è quella degli Argenti.
  • NAPOLI E IL CULTO DI SAN GENNARO
Il culto del santo martire Gennaro ha origini antichissime, ed è profondamente radicato a Napoli e nell'immediato territorio campano. Le fonti liturgiche attestano la sua venerazione almeno dal V secolo e nel calendario napoletano marmoreo del IX secolo, il Santo è commemorato già in due date diverse: il 13 aprile, momento della traslazione del corpo alle catacombe di Capodimonte, e il 19 settembre, data della sua decollazione a Pozzuoli. Inoltre, dal 1632 a queste date se ne aggiunge una terza, quella del “Patrocinio di San Gennaro”, che ricorda la grazia ricevuta dalla città in occasione della minacciosa eruzione vesuviana del 16 dicembre 1631. Come riportato dalle fonti di archivio della Real Cappella del Tesoro, in quel giorno prelati, nobili dei Sedili e popolani, scalzi e flagellandosi con cilici e grosse funi, uscirono in processione con le ampolle di sangue del santo e, invocandolo con una pletora di preghiere, ne ottennero il miracoloso intervento. Di queste tre occasioni, ancora oggi celebrate, solo quella del 13 aprile nel tempo è stata spostata al sabato antecedente la prima domenica di maggio. Non si conosce né il momento preciso dello slittamento né l’artefice, ma è possibile che ciò sia accaduto per evitare sovrapposizioni con la celebrazione della Pasqua. Ogni momento celebrativo, al quale oggi come un tempo partecipa l’intera cittadinanza, dalle autorità politiche e religiose alla gente di ogni estrazione, è suggellato dal rito di liquefazione del sangue coagulato, segno che esplicita l’approvazione del santo per la “condotta” della città e rinnova il vincolo peculiare tra questa e il suo principale protettore. E’ un gioco di relazioni meritorie che si riproduce nei secoli, relazioni ambigue, fatte di timoroso rispetto e aggressività, di suppliche e ingiurie, di cordoglio e di esultanza. Nella partitura rituale del culto, questi tre momenti rifondano l’atto che ha trasformato l’uomo comune dotandolo di attributi di santità e di forza soprannaturale, nonché il diritto di Napoli al possesso del sangue profuso e dei frammenti del corpo, della praesentia e della potentia del santo fonte di miracoli. E ciò echeggia dalla supplica recitata dalle “Parenti di San Gennaro”, un gruppo di anziane (discendenti secondo il folklore dalla nutrice del santo, Eusebia) che fino a pochi anni fa accompagnavano in preghiera, anzi suscitavano con le parole lo scioglimento del sangue: “…putenza ‘e San Gennaro proteggeteci, sanghe ‘e San Gennaro difendeteci, clemenza ‘e San Gennaro cunzulateci...”.
 
 

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